Fiera della Frecagnola


Vai ai contenuti

Reperti archeologici

Siti archeologici

LA SEQUENZA PALEOLITICA DI ETÀ INTERGLACIALE E WÜRMIANA DELLA MADONNA DEL CARMINE A CANNALONGA







GEOMORFOLOGIA DELL’AREA


Si prendono in esame i terrazzi fluviali nell’area NE di Cannalonga. La zona è posta sulle pendici occidentali del Massiccio del Monte Gelbison che con i suoi 1705 m di altezza si staglia su una vasta area di eccezionale interesse naturalistico.I terrazzi di Cannalonga, chiamati del Carmine per l’attigua ed omonima chiesa della Madonna del Carmine, sono andati purtroppo in gran parte distrutti per la costruzione di un invaso artificiale, a scopo irriguo.

Il Gruppo è riuscito negli anni ‘78-79 a praticare il recupero quasi completo del materiale litico giacente in superficie. In particolare il terrazzo su cui sorge la chiesa del Carmine, in vicinanza delle diga Carmine, sulla cui superficie sono stati rinvenuti la maggior parte degli utensili descritti, rappresenta uno degli episodi di accumulo in epoca glaciale: in effetti i depositi che lo costituiscono sono conglomerati forte mente eterometrici con abbondante matrice sabbiosa

Da notare che nella tradizione degli insediamenti umani le superfici terrazzate sono state costantemente predilette dall’uomo per le ottime caratteristiche ambientali legate alla vicinanza dei corsi d’acqua, al perfetto drenaggio delle acque sotterranee causato dal basso livello di base indotto dalla reincisione quindi ad un microclima asciutto e soleggiato.

Sulle superfici del terrazzo più alto di età rissiana sono stati ritrovati quasi esclusivamente utensili appartenenti al Clactoniano evoluto, mentre sul terrazzo del Carmine la raccolta di superficie ha evidenziato materiale appartenente ad orizzonti culturali diversi e perciò, poi divisi in tre collezioni diverse.


I reperti di età paleolitica 


La numerosa raccolta di strumenti condotta su terrazzi via via digradanti verso un fondo valle ormai sconvolto dai lavori di costruzione di una diga, è costituita da ben 881 pezzi tutti di superfici. Le selci raccolte, tutte numerate, sono state accuratamente vagliate e se sono presenti, fra esse, schegge che non rivestono alcun interesse, ciò è dovuto alla minuziosità della ricerca del materiale, durante la quale il dubbio era già motivo sufficiente per la raccolta.


Come si noterà dalle descrizioni tipologiche che seguono, il materiale è lavorato, in larga maggioranza e, per quel che riguarda i terrazzi alti e medi, in modo incerto; tuttavia non mancano strumenti di notevole fattura e bellezza, specie quelli che presentano una lavorazione di chiara ispirazione musteriana. Per i terrazzi bassi, gli ultimi oggi rimasti, cioè quelli compresi, in larga parte, entro le mura del Cimitero, si può certo parlare di una lavorazione più raffinata, con ritocchi più precisi, su selce notevolmente pura e di cultura più avanzata rispetto alle altre sopra citate.


Si nota in questa parte bassa dei terrazzi una collezione di strumenti di tecnica chiaramente più microlitica e laminare, con ritocco di solito più minuto rispetto alla due collezioni dei terrazzi prima trattati. Anche la qualità della selce, che è senz’altro superiore, contribuisce a differenziare questa collezione dalle precedenti. Attribuiamo, pertanto, questo materiale al Paleolitico Superiore considerando che, come per i terrazzi già trattati, una certa percentuale di materiali estra­nei a questo stadio culturale è dovuta a penetrazione accidentale.


All’interno della collezione, si evidenzia l’esistenza di un gruppo di reperti più nettamente individualizzati, in senso tipologico e litologico che vorremmo attribuire in via generale ad un’industria epigravettiana


Estratto dal lavoro originale dei Proff. Piciocchi e Cutilli della Facoltà di Geologia e Geofisica dell’Università “Federico II°” di Napoli


© Cilento Informatica 2006 - PARTNER REGISTRATO MICROSOFT© - P.IVA 08851531007 | info@cilentoinformatica.it

Torna ai contenuti | Torna al menu